Kingdom Hearts

Kingdom Hearts

 

Le fiabe Disney ci hanno intrattenuto per giornate intere da bambini, facendoci sognare, trasportandoci in luoghi fantastici e mondi nuovi, dove tutto, o quasi, diventa possibile. In realtà, non soltanto da bambini: la Major americana infatti, riesce anche ad assicurarsi l’attenzione di un pubblico più maturo, partendo dai classici, passando per i nuovi lungometraggi, fino ad arrivare ai videogiochi.

È proprio qui che nasce il punto di incontro con la SquareSoft (oggi Square-Enix), per dare vita ad un mix composto di elementi e mondi allo stesso modo fantastici, ma provenienti da culture e attitudini completamente differenti: il Giappone da un lato, l’America dall’altro. La casa di Final Fantasy infatti, ha saputo stupirci e deliziarci da sempre con giochi di ruolo in stile giapponese (jrpg, “Japan Role Play Game”), caratterizzati da quegli stereotipi prettamente orientali.

Decidendo così di dare vita a qualcosa di veramente nuovo, ci capiterà di trovare per la nostra strada personaggi come Cloud e Cid, ma allo stesso tempo anche Tarzan e Aladdin. Mossa da definirsi coraggiosa, visto l’imprevedibilità del risultato. Ma se per la Disney una sirena diviene umana, una ragazza entra a far parte dell’esercito imperiale cinese e un principe viene trasformato in una bestia, per quale motivo allora un ragazzino con una “chiave”, non potrebbe salvaguardare il mondo “chiudendo serrature”?

Il Regno dei Cuori

È proprio questo quello che siamo chiamati a fare in Kingdom Hearts, vestendo i panni di Sora: protagonista molto solare, impulsivo e che tiene all’amicizia più di qualunque altra cosa. Vivendo su un’isoletta sperduta nell’immensità del mare, il suo sogno è quello di scoprire cosa c’è al di fuori di questa, immaginando come potrebbe essere quello che lo aspetta. Inizia così la nostra storia, intenti a costruire una zattera per salpare alla ricerca di nuove avventure, senza però rinunciare ai nostri amici, disposti a seguirci. Parliamo di Kairi e Riku, due personaggi completamente diversi ma profondamente caratterizzati: la prima è più cordiale e amichevole, disposta a regalarci qualche sorriso e un pizzico di tenerezza; il secondo invece, è timido ed introverso, restando più sulle sue ed accennando una leggera rivalità nei nostri confronti (questione di “cuore”?).

Il lancio della trama è dato dalla comparsa degli Heartless (“Senza Cuore”), delle creature oscure che per qualche strano e sconosciuto motivo invadono la nostra isola, proprio quando stavamo per andarcene. Dopo aver preso dimestichezza con i comandi durante i primi minuti di gioco sull’isola, ci troveremo, dopo essere venuti a contatto con questi, catapultati in una città mai vista prima d’ora: la Città di Mezzo. Con nostro dispiacere però, non vedremo più accanto a noi i nostri due amici, rimasti sull’isola, o anche loro catapultati chissà dove. È in questo posto che scopriremo di essere i prescelti, di avere un potere che molti bramano, ma che soltanto noi possediamo.

Il Keyblade, una sorta di chiave grande quanto una spada, usata sia per attacchi fisici e ravvicinati, sia per “castare” magie. Tuttavia, la caratteristica principale di quest’arma è quella di poter chiudere le serrature presenti nei vari mondi Disney, che si sono aperte, lasciando strada libera agli Heartless. Daremo così inizio ad una lunga quanto emozionante avventura, facendo la conoscenza di Pippo e Paperino che faranno parte del nostro party. Verremo trasportati nell’universo Disney, viaggiando di mondo in mondo, venendo a contatto con tanti personaggi e tanti luoghi riproposti fedelmente.

Esplora e combatti!

Pur avendo un’ impronta jrpg, Kingdom Hearts non rispetta i canoni standard del combattimento a turni, proponendoci invece tanta azione e la possibilità di sfogarci con il joystick pigiando tasti ripetutamente. Proprio per tale motivo, il videogioco viene classificato tra gli Action-RPG, categoria che comprende combattimenti frenetici con elementi dei giochi di ruolo, come il passaggio ad un livello successivo dopo aver ottenuto una certa quantità di punti esperienza, o la possibilità di sostituire un membro del party con un altro. Potremo quindi scegliere di utilizzare un personaggio Disney che incontreremo nel proprio mondo al posto di Pippo o Paperino, oppure affidarci alla spada e allo scudo del primo, o alle magie del secondo.

Unica nota negativa è la difficoltà alcune volte mal calibrata, proponendoci alcuni boss un tantino tosti da affrontare se non saremo sufficientemente pronti. Saranno ovviamente presenti gli hp e gli mp, recuperabili sotto forma di piccole sfere ogni qual volta sconfiggeremo un nemico. In aggiunta a questi, tutti nemici sconfitti rilasceranno piccoli cristallini colorati, detti Munny, equivalenti alla moneta presente nel gioco. Con i Munny infatti, saremo in grado di acquistare oggetti come pozioni, code di fenice e tutto ciò che potrà aiutarci per completare l’avventura.

Di particolare interesse, è lo spostamento da un mondo all’altro, che avviene attraverso la “Gummy Ship”: questa è una sorta di aeronave, i cui meccanici sono nientepopodimeno che Cip e Ciop! Una volta deciso di viaggiare, ci ritroveremo a bordo pronti ad affrontare un universo fatto di mattoncini colorati, navicelle pronte a farci fuoco, e tutto ciò che in un vero universo non ci sogneremmo mai di trovare. La Gummy Ship viene guidata sotto forma di mini-gioco, che ricorda tanto il vecchio Space Impact.

Inoltre, avremo la possibilità di modificare la propria aeronave, o addirittura crearne una da zero, utilizzando i pezzi raccolti durante il corso dell’avventura. Una volta approdati in un mondo, sarà nostro compito sbarazzarci della forza maligna presente, aiutando gli abitanti del posto. Faremo così la conoscenza di Alice nel Paese delle Meraviglie, di Jack ad Halloween Town, di Ariel nella profondità del mare, e così via. Facendo la loro conoscenza, scopriremo che questi maledetti Heartless hanno causato problemi anche a loro, alleandosi con i cattivoni presenti nei cartoni Disney.

Favola indimenticabile…

La cosa che stupisce di Kingdom Hearts è come la trama decolli fin dai primi minuti di gioco, mantenendo ritmi alti per tutta la sua durata. Infatti, le emozioni, le simpatie e le antipatie per alcuni personaggi e lo stupore davanti a certi avvenimenti, sono la formula vincente per un prodotto indimenticabile, capace di intrattenerci davanti allo schermo per decine di ore. La grafica resta fedele a casa Square, ma gli ambienti ed i personaggi Disney sono perfettamente caratterizzati: tutto ciò evoca un’atmosfera davvero piacevole, strappandoci senz’altro più di un sorriso. Anche il sonoro fa la sua parte, regalandoci musiche adeguate a seconda dei momenti che stiamo vivendo, ad esempio più movimentate durante un combattimento e più rilassanti nella fase di esplorazione. La colonna sonora è opera, come al solito, di Nobuo Uematsu che ha già diretto molte delle musiche per Final Fantasy, lasciandoci incantati sin dalle prime note. Le cut scene ovviamente non ci deluderanno, confermandosi un vero piacere per i nostri occhi.

Commento finale

Kingdom Hearts è un gioco capace di divertire, di intrattenere sia il pubblico dei più piccini che quello dei più grandi, di regalarci emozioni e sensazioni che dimenticheremo difficilmente. Obbligatorio per tutti gli amanti del genere, è sicuramente da provare anche per le persone che si dilettano con altri videogames. Se la Disney che ci ha fatto passare ore indimenticabili davanti alla tv, proponendoci fiabe e castelli incantati, sta tentando insieme a mamma Square di regalarci un’ennesima favola, cosa aspettiamo a partire con Topolino e company?

Matteo Tontini

Voto: 7.5

Genere: Strategia/Azione

Pro:

– Divertente e ben riuscito

– Giocabilità discreta

– Centrale uso del pennino

– Buona combinazione di generi differenti

Contro:

– Alla lunga, stanca

– La trama fa solo da contorno

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