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La crisi di GameStop è irreversibile?

La crisi di GameStop è il risultato del boom dei videogiochi in digitale, i cui servizi negli ultimi tempi sono costantemente in crescita: è per questo motivo che la più importante catena di vendita di videogame a livello mondiale sta conoscendo un periodo di grande difficoltà dal quale sembra fare molta fatica a uscire. Basti pensare che di recente la società ha fatto sapere che, su circa 7500 punti vendita distribuiti nelle diverse parti del mondo, potrebbe essere chiuso il 3% dei negozi; in pratica, circa 200 store rischiano di abbassare le saracinesche in maniera definitiva.

La storia e tutti i numeri della crisi di GameStop

La storia della crisi di GameStop, il cui ultimo capitolo è rappresentato da vendite ben al di sotto delle aspettative nel corso degli ultimi tre mesi del 2016, affonda le radici in un passato più lontano di quel che si possa immaginare; il fatto è che al momento il business che tanto redditizio si era rivelato fino a qualche tempo fa, ora non funziona più, o almeno non come in passato.

crisi di gamestopUn sintomo della crisi di GameStop può essere individuato nell’annuncio della compagnia relativo all’apertura di più di trenta nuovi negozi dedicati in maniera specifica alla vendita di gadget e di giocattoli; la necessità di adeguarsi ai nuovi comportamenti dei clienti ha portato a ridefinire parzialmente il focus dei prodotti. Non a caso, più di altri sessanta negozi saranno aperti per la vendita di smartphone e altri prodotti tecnologici. Gli esperti e gli analisti del settore hanno paventato da più parti il pericolo che l’azienda faccia la fine di Blockbuster; questa, infatti, era stata costretta alla chiusura per “colpa” di Internet, della pirateria e dello streaming, sia legale che illegale.

Il digitale ha un ruolo fondamentale per ciò che concerne la crisi di GameStop, come dimostrato da numeri a dir poco impietosi: il calo di videogiochi usati è stato di quasi 49 milioni di dollari, mentre il volume di affari per i videogiochi nuovi è diminuito di più di 220 milioni di dollari. Sono cresciuti, invece, il business degli articoli tecnologici e quello dei collezionabili, rispettivamente fino a 256 milioni di dollari e a più di 212. Ciò dimostra che il core business dell’azienda sta conoscendo una notevole difficoltà. In questo scenario si aggiunge l’abbassamento del valore delle azioni della società, che hanno toccato il valore più basso mai raggiunto nel corso degli ultimi cinque anni; il quadro che si viene a delineare è fin troppo chiaro e, per molti versi, preoccupante.

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