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The Last Guardian: quando le parole no servono

The Last Guardian è di sicuro uno dei giochi più attesi di quest’anno: un titolo per il quale molti addetti ai lavori hanno parlato di una vera e propria opera d’arte. In effetti, si potrebbe fare riferimento a un film muto, o ad un affresco: quel che conta è che l’esperienza offerta sia davvero unica. Dopo un processo di sviluppo piuttosto lungo ed elaborato, che si è articolato per più di dieci anni, il gioco è stato messo a disposizione degli utenti di PS4 a partire dallo scorso 7 dicembre. La storia è quella di un ragazzino e di un grifone abbandonati in un eremo: non ci sono tesori da conquistare né battaglie da combattere.

Il vero punto di forza di The Last Guardian è rappresentato dalle conversazioni e dai dialoghi tra i due protagonisti: le comunicazioni avvengono semplicemente sulla base di gesti e sguardi, e la ricerca di una via di fuga pare essere solo un pretesto per un rapporto molto più profondo. Il fatto che questo titolo sia considerato da molti una mosca bianca nel panorama dei videogame è confermato dalla natura e dall’attitudine del suo creatore, Fumito Ueda, che aveva già avuto modo di farsi notare in passato con Ico e, soprattutto, con Shadow of the Colossus.

Cosa succede in The Last Guardian

the last guiardianAll’inizio di The Last Guardian il bambino e il grifone non si conoscono molto, ma piano piano i due cominciano a comunicare e, di conseguenza, a comprendersi: il che vuol dire soprattutto che diventano capaci di intuire le rispettive emozioni. Il tutto senza parole, perché il linguaggio non solo a volte non serve, ma finisce per provocare dei danni. Si ha a che fare, insomma, con un gioco che è a tutti gli effetti silenzioso, con un risultato ineffabile.

Il problema di una recensione per questo titolo è che, ovviamente, non si può ricorrere ai criteri classici che in genere vengono impiegati per parlare di un videogioco. Proprio per la sua particolarità, non è detto che si tratti di una proposta destinata a essere gradita da tutti. Caratterizzato da una impronta fortemente giapponese, con tutti i pro e i contro del caso, ha un gameplay pressoché inesistente, e si sviluppa più che altro come una narrazione, come l’evolversi di un racconto che riguarda l’amicizia. Nel mondo dei gamer ha già suscitato e continuerà a suscitare delle divisioni, anche per la sua tecnica non troppo moderna: ma è comunque una perla che merita di essere scoperta.

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