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Zero Escape: Zero Time Dilemma, la recensione

Uscito alla fine di giugno, il videogioco Zero Escape: Zero Time Dilemma si conferma – come gli episodi precedenti – un esperimento di narrazione di alto livello e molto ben riuscito. Il creatore della serie, Kotaro Uchikoshi, ha confermato le attese suscitate dai capitoli degli anni passati, e si è dimostrato un abile inventore nel panorama videoludico. Il gioco, che funziona alla perfezione sia sulla console Sony che su quella Nintendo, si basa sul Decision Game, macchinazione con cui ci si trova a fare i conti. In pratica, in un rifugio antiatomico ci sono nove persone rinchiuse e completamente isolate rispetto al resto del mondo: un mondo che è tormentato e turbato da un virus misterioso che sta falcidiando l’umanità.

zero_escape_3-3365253Il bunker è composto da tre differenti sezioni, e in ogni sezione è presente una squadra che include tre personaggi: dei nove soggetti, sei sono destinati alla morte, in quanto a ogni decesso corrisponde la rivelazione di una password da parte di Zero. Solo dopo avere ottenuto sei password si riuscirà ad aprire la grande porta blindata che rappresenta la sola via di uscita e che porta in superficie. I protagonisti di Zero Escape: Zero Time Dilemma sono chiamati a prendere parte a sfide di vario genere: devono, per esempio, essere in grado di risolvere dei puzzle creati da uno psicolabile, ma sono anche chiamati a decidere chi, negli altri gruppi, deve essere giustiziato.

Tra gli aspetti più divertenti della storia c’è l’introduzione di droga nei reclusi, a intervalli regolari: in pratica, tale sostanza fa perdere la memoria, il che vuol dire che i rapporti venuti a crearsi fino a quel momento tra compagni vengono dimenticati, così come si perdono tutti i progressi compiuti. Zero Escape: Zero Time Dilemma non può che meritare una recensione positiva per la sua capacità di chiamare in causa i dubbi e le debolezze che caratterizzano la natura umana, ma anche sentimenti come il senso di colpa, il senso di compassione, la paranoia e la fiducia. Non mancano degli elementi horror, se non addirittura splatter, ma non si esagera mai: al contrario, ci si diverte e ci si appassiona molto.

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